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sdroma16
Sinistra Democratica di Roma XVI - Idee, commenti ed orizzonti

POLITICA
5 febbraio 2008
VOGLIAMO ESSERE INELEGANTI

 Si! vogliamo essere ineleganti

Un certo galateo non scritto della comunicazione considera a di poco inelegante il dire : ve lo avevamo detto che sarebbe andato a finire così !

L’amara conclusione del governo Prodi in una clima da arena tra sputi e corna, rischia di seppellire la sinistra italiana per i prossimi dieci anni sotto una montagna di macerie.

E il sapore è anche più amaro per chi come noi un anno fa si era opposto allo scioglimento del più importante Partito della sinistra italiana.

Ci avevano detto, che era necessario far nascere il PD per rafforzare il governo Prodi, ecco i risultati.

Le uscite pubbliche di Veltroni sulla presunta autosufficienza del PD i continui tentativi di umiliare gli alleati di governo imponendo una legge elettorale finalizzata a favorire i soli interessi del proprio partito hanno aiutato a destabilizzare il già fragile governo Prodi.

Avevamo denunciato sempre nel famoso congresso DS la crisi morale e il malcostume della società e della politica italiana, che attraversava anche il nostro ex partito, Mastella ci ha finito di spiegare per bene cosa significa.




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SOCIETA'
19 gennaio 2008
IL MANCATO INTERVENTO DEL PAPA ALL'UNIVERSITA

IL MANCATO INTERVENTO DEL PAPA ALL'UNIVERSITÀ LA SAPIENZA HA DATO LA STURA A UNA VALAGA D'INTERVENTI, NELLA MAGGIOR PARTE PARTIGIANAMENTE SDEGNATI.
POCHISSIMI QUELLI BASATI SU UN'ANALISI RAZIONALE DEI FATTI.
FATECI CONOSCERE LE VOSTRE OPINIONI .  QUI DI SEGUITO ALLEGHIAMO CONTIBUTO DEL COMPAGNO DOMENICO VILLANI:

BREVE RIFLESSIONE SULL’AVVENIMENTO MEDIATICO : “IL PAPA RINUNCIA”

Mai come in questi giorni si è parlato di laicità, laicismo, libertà di pensiero, ecc ecc. Insomma ci voleva un invito al papa da parte della più grande Università italiana!

Ora dopo la rinuncia ( a seguito del ridimensionamento del suo intervento????), si dibatte su chi l’ha avuta vinta e se si è trattato di una vittoria o di una sconfitta della laicità.

Premesso che una discussione su questo tema è senz’altro attuale ed interessante, ritornando all’avvenimento del giorno, io sono dell’avviso che ci sia stato un grande errore iniziale : l’invito al papa.

Una volta fatto l’errore però, tornare sulle decisioni o esercitare pressioni tali da far rinunciare al papa, è altrettanto un errore, che si aggiunge al primo, anzi si sovrappone, facendolo addirittura svanire.    Nei giorni scorsi i media non si sono limitati a parlare dell’invito, ma ci sono stati tanti collegamenti, anche in diretta, servizi, interviste, dibattiti ed ora chissà quanti altri giorni passeranno prima che l’argomento si sgonfi e non venga più trattato (per fortuna nel frattempo si è aggiunto il tema della moglie di Mastella).

Risultato : il papa è sempre nei tg (come povera vittima ovviamente), e non solo !!!! La strategia vaticana ha funzionato benissimo, ci si è cascati, come si dice, con tutte le scarpe!!! Disertare la cerimonia, senza alcun pre-avviso in pompa magna, sarebbe stato sicuramente molto più laico….e invece sono stati usati metodi “clericali” . E allora dov’è la differenza?

La strategia per affermare la laicità deve fare i conti con il fatto che oggi non è possibile evitare alcun tipo di strumentalizzazione……..




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politica interna
31 ottobre 2007
IL “RIFORMISTA” CI SCHERZA SU: CARI (QUASI) CUGINI DELL’“UNITÀ”, ECCO LA VITA DA INCUBO CHE CI RISERVANO GLI ANGELUCCI. SVEGLIA ALLE 6, RIUNIONI SU PRENOTAZIONE, FELTRI SUPERVISORE – D’ALEMUCCI: ASSURDO PENSARE CHE IL GIORNALE DIVENTI DI DESTRA…

 Oggi dalla stampa 
Gli articoli più interessanti della stampa quotidiana
CARI (QUASI) CUGINI DELL’UNITÀ, ECCO CHE COSA VI ASPETTA…
Fabrizio D’Esposito per “Il Riformista”

I colleghi, ormai quasi cugini, dell’Unità hanno paura degli Angelucci, editore nostro e di Libero. Li comprendiamo e ci associamo al loro timore, sicuri di poter contribuire alla loro battaglia per una libera e democratica informazione attraverso l’agghiacciante cronaca di una giornata tipo nella redazione del Riformista.

Non solo: per poter pubblicare questo articolo abbiamo dovuto aggirare la censura interna del quotidiano prima confezionando una falsa prima pagina e poi corrompendo lo stampatore. Oggi che ci leggerete non sappiamo ancora se saremo qui. Speriamo però che il nostro sacrificio possa sottrarre la gloriosa testata fondata da Antonio Gramsci da grinfie così impure.

La cerimonia del sangue. La giornata inizia presto. L’orario è lo stesso del primo giro mattutino nelle cliniche del gruppo: le sei. Tutti i giornalisti vengono svegliati da una comitiva di infermiere (tutte religiose e anziane, meglio chiarire e non alimentare illusioni) che a domicilio effettuano un prelievo di sangue. Ogni giorno si dona un litro a testa. Subito dopo, senza distinzione alcuna tra atei e devoti, si partecipa a una santa messa celebrata in latino per commemorare le vittime delle purghe di Stalin.

Segue una processione fino alla sede del giornale in piazza Barberini che si apre con due redattori (i colleghi Rodari e De Angelis) che portano una riproduzione fotografica grande sei metri per tre del fondatore del gruppo e dei suoi figli. La foto occupa l’intera sede stradale e ogni volta si rende necessario bloccare il traffico.

Dietro di loro, il resto dei maschi della redazione imbraccia dei turiboli d’argento del ’700 e forma un coro salmodiante che riecheggia una nota orazione funebre: «In Paradiso ti accompagnino gli Angelucci». Dal giugno dell’anno scorso, con l’arrivo dell’ex comunista Paolo Franchi come direttore, il corteo è stato arricchito dalla presenza delle redattrici donne, sinora escluse, che danzano e lanciano fiori e petali di rose sul mega-ritratto. Una scelta voluta fortemente dal direttore che l’ha mutuata dalle migliori tradizioni della Corea del Nord.

La riunione di redazione. Alle dieci in punto, un voce registrata, quella del fondatore del gruppo, avvisa i giornalisti che c’è la riunione di redazione. Nell’apposita sala si sta in piedi. Secondo contratto, hanno diritto alla sedia (in genere di plastica, come quelle da giardino) solo il direttore, il suo vice Gallo e l’editorialista Macaluso.

Per intervenire è necessario iscriversi sette giorni prima, compilando un modulo di quindici pagine. Di qui il ricorso continuo da parte dell’intera redazione, con conseguente esborso dell’intero stipendio, a maghi e veggenti per capire, al momento della prenotazione, che cosa succederà dopo una settimana. Chi scrive, per esempio, si è iscritto ieri per parlare il 6 novembre, giorno previsto per la caduta di Prodi. Se però cade il 5, è fottuto.

La domenica e il lunedì, poi, c’è il rituale dell’editoriale. La sera della domenica, infatti, Franchi invia il suo tradizionale manoscritto per il numero del lunedì a Vittorio Feltri per la necessaria autorizzazione. La consegna avviene a mano da parte di un sottoposto che percorre a piedi nudi il tratto di strada che va dalla redazione alla sede romana di Libero in via Barberini 50.

Più complessa la cerimonia del lunedì sera, con l’editoriale di Macaluso per il martedì. Macaluso consegna al sottoposto, sempre a piedi nudi, il manoscritto; questi lo dà a Franchi che lo legge e lo sigilla con il sangue che zampilla dall’indice destro, bucato per l’occasione; a sua volta Franchi lo riconsegna al sottoposto che infine si reca da Feltri. Nel frattempo passano tre ore in cui la redazione raccolta in preghiera invoca il sì di Feltri.

Il cineforum. Al Riformista non c’è la pausa pranzo. Dalle tredici alle quindici l’azienda organizza cineforum e seminari per la rieducazione politica dei giornalisti. Di solito, il cineforum si tiene nei giorni dispari, i seminari nei pari. Il film più gettonato è Il trionfo della volontà di Leni Riefenstahl, sinora proiettato seicentodue volte, talché un redattore è stato licenziato per aver gridato durante la visione: «Il trionfo della volontà è una cagata pazzesca».

I seminari, invece, vertono sul revisionismo storico e ai giornalisti viene fatto obbligo di superare un esame sull’opera omnia di Giampaolo Pansa (quasi cinquemila pagine da imparare a memoria). Per le donne, è previsto anche un corso di economia domestica tenuto da un’editorialista di Libero, Daniela Santanché. Se proprio qualcuno non resiste e gli viene una crisi di fame, l’unico alimento concesso sono pagine del “Capitale” condite con olio e sale. In ogni caso è vietato assolutamente mangiare bambini.

La chiusura del giornale. Il Riformista chiude tassativamente alle ore venti. Per ritardi lievi la sanzione è modesta: un pezzo di epidermide che serve per rivestire le poltrone in pelle umana del fondatore del gruppo. Per i recidivi, al quindicesimo ritardo, la commissione centrale di controllo (è stato Franchi a volerla chiamare così) può anche arrivare a decidere il taglio della mano colpevole. Una settimana al mese, infine, tre giornalisti a rotazione sono tenuti a svolgere il turno di notte in una delle cliniche del gruppo.

L’unica consolazione. Lo stipendio arriva puntuale ogni 27 del mese.


2 - D'ALEMA: NON CREDO CHE AUTONOMIA UNITA' SIA MINACCIATA…
(Adnkronos) - Massimo D’Alema non ritiene che ’l’autonomia dell’“Unità” sia in questo momento minacciata’ anche se questo ’non significa che non bisogna essere vigilanti ed esercitare i diritti sindacali, chiedere e ottenere garanzie sulla trasparenza del progetto’ industriale di eventuali nuovi proprietari.

L’ex direttore del quotidiano, prima ancora che vice presidente del Consiglio e ministro degli Esteri, in visita alla redazione a Roma, ammette che sia ’giusto preoccuparsi che questo cambio di proprieta’ corrisponda a delle garanzie di indipendenza del giornale, ma anche a un progetto industriale, di sviluppo di investimenti, garanzia dell’occupazione ma soprattutto della qualita’ di un giornale la cui voce e’ importante nel panorama editoriale italiano’ e invita quindi, ’come si fa in questi casi, le organizzazioni sindacali, le rappresentanze dei lavoratori’ a ’contrattare e negoziare’.

In merito ai timori sull’ingresso della societa’ editrice della famiglia Angelucci, gia’ proprietaria del “Riformista” e di “Libero”, D’Alema e’ netto nel sostenere che ’l’idea che “l’Unità” possa essere trasformata in un giornale di destra e’ un’idea troppo sciocca per attribuirla a chiunque’. Il ministro sottolinea come i due quotidiani abbiano linee diverse e siano giornali ’con uno spiccato profilo proprio e indipendenti’. Gia’ in passato sono cambiate le proprieta’ del giornale, ’ma non il profilo fondamentale’, ha quindi affermato.





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26 ottobre 2007
Si sono incontrati Mussi, Giordano, Pecoraro Scanio e Diliberto e hanno fissato appuntamento e percorso

 Oggi dal web 
Gli articoli più interessanti dalla rete
SINISTRA. 8 E 9 DICEMBRE GLI STATI GENERALI
da www.sinistra-democratica.it

Sarà l'8 e il 9 dicembre la data in cui la federazione unitaria delle sinistre comincerà a prendere forma, con una assemblea nazionale della sinistra e degli ecologisti, che è il segno più concreto dell'accelerazione verso l'unità a sinistra, decisa oggi in un vertice dei leader di Prc, Pdci, Sinistra democratica e Verdi.

Al termine della riunione, tenuta presso l'ufficio di Fabio Mussi al ministero dell'Università, Franco Giordano, Oliviero Diliberto, Alfonso Pecoraro Scanio e lo stesso Mussi hanno fatto brevemente il punto con i cronisti: "Dopo l'assemblea - spiega il leader di sd - pensiamo di promuovere una grande consultazione popolare e di massa, sulle nostre idee, proposte, programmi".

I quattro leader hanno deciso anche di proporre "ai gruppi parlamentari di federarsi, di fare un lavoro comune, di parlare con una voce unica nei passaggi importanti della vita politica", spiega ancora mussi. Oltre a questo, il vertice ha partorito anche la decisione di costituire un coordinamento nazionale, composto dai quattro segretari e da altri esponenti delle quattro forze politiche, "che gestirà questa fase del processo unitario", chiarisce mussi. Dopo le divisioni sulla manifestazione del 20 ottobre, il primo appuntamento unitario, ha annunciato Pecoraro, "è previsto il 10 novembre, con una iniziativa a piazza Farnese per il ventennale del referendum contro il nucleare".

Per ora niente tessere comuni. Pecoraro:non chiamateci Cosa Rossa
Nel corso della discussione non sono stati ancora definiti, hanno spiegato i segretari, alcuni aspetti relativi al simbolo unico e al nome da dare al nuovo soggetto, e nemmeno è stato ancora sciolto l'interrogativo se fare un partito unico, sia pure in una prospettiva di medio periodo, o se continuare a tenere in vita le formazioni esistenti: "E' un work in progress", precisa mussi, forse il più determinato a immaginare un futuro comune. "Ma siamo tutti convinti - aggiunge Pecoraro - che una federazione, aperta anche a forze esterne ai partiti, sia oggi un obiettivo comune". Nessun passo avanti neanche sulla leadership, "facciamo una consultazione sulle idee e non sulle persone, delle primarie di programma, l'esatto contrario del Pd", sottolinea Diliberto.

A chi gli chiede se la questione del tesseramento confederale, proposta qualche giorno fa da Giordano, che è stata affrontata nella riunione, Pecoraro precisa: "Non c'è il tesseramento, oggi Giordano non lo ha neanche proposto".

Pecoraro risponde anche, al termine dell'incontro stampa, a una domanda su quanto abbia influito l'incertezza sul destino del governo sulla decisione di accelerare il processo unitario a sinistra: "Ha contato il fatto che non possiamo stare in eterno a dire che vogliamo unirci - ha spiegato il presidente dei Verdi - visto che siamo tutti d'accordo sul federativo e sulle primarie di programma. Certo, questo ci rende anche più pronti a competere in eventuali elezioni politiche". Chiusura con una raccomandazione: "Non chiamatela 'Cosa Rossa'", ammonisce il verde Pecoraro.

Bar/Ral




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politica interna
21 ottobre 2007
Lettera aperta sull'articolo di Colombo in merito alla manifestazione di ieri
 Senza censura  
Rubrica del Circolo di SD Roma XVI
NO! CARO COLOMBO NON CI STO!
Di Salvatore Costa (SD Roma XVI)

Sono uno dei tanti in piazza il 20 ottobre: 700 mila, un milione, non so! quel che so è ciò che avevamo da dire tutti noi che lì stavamo ma che Colombo sembra non voler comprendere.

Preferisce prendersela con Sansonetti e Cremaschi (del quale tra l'altro io non condivido la frase che gli viene attribuita) i quali replicheranno a Colombo, se vorranno.

Per quanto mi riguarda non intendo essere catalogato come attore che recita un copione di Berlusconi: non solo perchè non mi piace il metodo, questo sì berlusconiano , o con Prodi o contro Prodi, ma perchè Colombo contesta la manifestazione in quanto "indipendentemente da ciò che pensano di fare", quelli che partecipano lavorano per Berlusconi e quindi.. esprimere dissenso da sinistra non si può!

E invece no! Io che sono uno dei 4 milioni delle primarie per Prodi, dei 19 milioni degli elettori di centro sinistra alle ultime politiche, dei 5 milioni del referendum sul protocollo Welfare, non accetto di essere catalogato come uno che lavora per Berlusconi per il fatto di essere andato in piazza a ricordare, insieme a centinaia di migliaia di cittadini, i gravi problemi che affliggono il mondo del lavoro e che non vengono risolti dal "mio" governo!

Salvatore Costa


ecco l'articolo

UNA GIORNATA PARTICOLARE
di Furio Colombo da L'Unità

Sembra impossibile ma ciascuno purtroppo - anche senza volerlo - sta facendo la sua parte così come gli era stata assegnata dal capo-comico Berlusconi. Prima di offrire una mia lista di personaggi e interpreti della commedia triste mi preme una precisazione: non sto dando giudizi, non ne ho alcun diritto. Non mi riferisco in alcun modo alle intenzioni personali. A volte nobili, a volte meno (se non altro perché non chiare) dei vari protagonisti. Non giudico le persone, mi limito a contestare la coincidenza quasi perfetta di una serie di iniziative politiche. Osservando la scena si nota (per parte mia con stupore o dolore o allarme) che alcuni pezzi del centrosinistra, che è stato annunciato dai quattro milioni di votanti volontari nelle primarie per Prodi, sostenuto da diciannove milioni di elettori nelle ultime elezioni politiche, da cinque milioni di lavoratori nel referendum su impiego, pensioni, previdenza, dai tre milioni e mezzo che hanno partecipato alle primarie del Partito Democratico, alcuni pezzi del centrosinistra vanno a collocarsi - indipendentemente da ciò che pensano di fare - esattamente dove il copione di Berlusconi li aspettava, fuori dal loro schieramento in posizione vistosa e simbolica di protesta. Si possono avere le intenzioni più miti quando si riunisce una folla per marciare come forma di ammonimento a un governo. Ma il simbolo chiave resta il dissenso. Naturale che Berlusconi osservi le mosse e dica: siamo quasi pronti.

La mattina del frizzante sabato 20 ottobre si apre con una netta dichiarazione di Giorgio Cremaschi, il Segretario Fiom, dunque sinistra pura. Dice «questo governo non è meglio di Berlusconi, nessuna differenza. Anzi, è peggio».

Caratteristica della frase è una clamorosa ambivalenza. Sembra incoraggiare la diffusa opposizione a sinistra nei confronti della legge Biagi, che era solo un tassello del progetto Berlusconi di accodarsi alla destra del mondo per liquidare l’intralcio del lavoro e le pretese dei lavoratori. Invece porta un clamoroso tributo a Berlusconi. Dichiararlo uguale o migliore di Prodi vuol dire sdoganarlo in pubblico, vuol dire liquidare illegalità e conflitto di interessi, ricchezza immensa, oscura e manovre anche più oscure - perché su scala internazionale - di quella ricchezza. Vuol dire proclamare, mentre è alla testa del gruppo di operai più agguerrito, che è Prodi che si deve combattere, non Berlusconi. Poteva l’uomo di Arcore aspettarsi di più? Cinque anni di contrasto appassionato e civile contro il berlusconismo - contrasto che era già stato tante volte disapprovato, come ricorderete, dalla sinistra moderata, ora è svilito e ridicolizzato dalla sinistra più militante.

Intanto Piero Sansonetti, direttore di Liberazione, che quando era in questo giornale (dopo essere stato un bravo e innovatore condirettore) diceva spesso a Padellaro e a me di non esagerare nei titoli contro Berlusconi (ricordate il famoso incubo della “demonizzazione” e la ricorrente domanda: «ma cosa farete dopo, senza Berlusconi?» problema, che - come vedete - non si pone) finalmente ha trovato un nemico. Si chiama Prodi, e lui allegramente lo sfotte in una spensierata conversazione su Il Riformista (20 ottobre). Dice di averlo trovato «cupo, triste» e di avergli dato appuntamento per la manifestazione anti-legge Biagi «alle tre, davanti a Feltrinelli, vedessi mai». Dunque apprendiamo che finalmente «Prodi è cupo e triste» dunque sulla porta e si può cominciare a scherzare pubblicamente su di lui. Un punto segnato, ma da chi? Di nuovo siamo in perfetta coincidenza con il copione Berlusconi e non c’è bisogno di fare il processo alle intenzioni (che sono certo le migliori del mondo del lavoro) per notare che, di nuovo, l’uomo di Arcore, l’uomo dello stalliere mafioso Mangano, degli associati Previti e Dell’Utri, del clamoroso licenziamento in tronco di giornalisti e comici, l’uomo del controllo assoluto dei media non poteva desiderare di più. Lui ha scritto le parti in commedia di gente che spinge troppo a sinistra e finisce per rompere. Qui invece, gli compaiono Cremaschi con rabbia e Sansonetti ringiovanito e festoso per dire: «ok, Prodi, basta così. Adesso ci pensiamo noi». Non è esattamente il copione ma dubito che Berlusconi sarà deluso di questa variazione.

Infatti, ci pensano come? Osserviamo bene la scena. Ma, prima cosa, devo spiegare ai lettori perché ho scritto, poche righe più sopra “legge Biagi”. So benissimo che non si chiama così, che è la legge 30 sul precariato. So che a chiamarla “legge Biagi” era stato lo scherzo macabro di Maroni (l’autore della legge) e di Berlusconi, del suo sottosegretario sacconi e di Berlusconi che con quella legge speravano di mettersi in coda alle destre del mondo che ne avevano abbastanza del costo del lavoro, qualunque costo che non siano la delocalizzazione in Romania o gli acquisti del già fatto in Cina al prezzo di centesimi invece che di euro o di dollari. Ricordiamo tutti che la strada è stata aperta, nel mondo industriale avanzato, da Ronald Reagan quando, pochi giorni dopo il suo insediamento, ha risolto una vertenza licenziando senza liquidazione tutti i controllori di volo d’America, e assumendo, subito e da solo, una nuova generazione di bravi e sottomessi lavoratori senza diritti. Questo, come tanti esperti ci dicono, a cominciare dal moderatissimo ex ministro del Lavoro Tiziano Treu, non era il disegno di Biagi. Marco Biagi (che intanto era minacciato, aveva chiesto più volte la scorta, era stato giudicato un rompiballe dal ministro dell’Interno Scajola, che avrebbe dovuto proteggerlo) aveva disegnato solo la prima arcata di un ponte. Ma il suo ponte, la sua visione, erano ben più vasti. C’era bisogno di garanzie, contrappesi, sostegni per non fare entrare l’Italia nell’era di Reagan descritta così accuratamente da Michael Moore con la frase: «Diritti? Nessuno».

Dunque Marco Biagi, che non aveva alcuna protezione, stato ucciso come D’Antona, mentre il suo lavoro era tutt’altro che finito, perché i criminali, oltre che criminali, sono anche stupidi e ciechi.

Berlusconi e Maroni hanno colto la palla al balzo. Invece di commettere l’errore pesante e volgare commesso contro Olga D’Antona («si tratta di un regolamento di conti interno alle sinistre») si sono impossessati di un disegno non finito, non rivisto, carte e appunti di un lungo e complesso lavoro in corso, lo hanno trasformato in legge per la parte che gli interessava e gli hanno dato il nome del giurista assassinato.

Berlusconi, come in ogni altra circostanza aveva il solito scopo: spaccare l’Italia come prerequisito della sua concezione di governo.

E allora, ecco qua, ancora una volta ci è riuscito in pieno. Una parte della coalizione di sinistra se ne va per le piazze. Nel più mite dei casi dicono: ci si può fidare di questo governo? E anche chi non lo dichiara suggerisce il motto di Cremaschi « né con Berlusconi, né con Prodi ». Poiché Berlusconi, con tutta la sua ricchezza, la sua televisione e la sua generosa campagna acquisti è una presenza immanente, è il protagonista autofinanziato della vita italiana (e, a giudicare dalle frequenti e misteriose vacanze con Putin, non solo italiane) la frase vuol dire « con Berlusconi », non perché questa sia l’intenzione ma perché, se gli sgombrate il campo, questo ricco signore avrà la vita ancora più facile.

Quanto alla spaccatura - progetto chiave di Berlusconi - eccola - la manifestazione in piazza (invece che il lavoro dentro il governo e in Parlamento) ha suggerito di raccogliere la palla al balzo sul versante della presunta offesa al professore ucciso senza scorta.

E così, persone in perenne trasferta e ansiose di fare la cosa giusta nella politica, un assortimento di tipi che costituiscono la scorta fissa di Berlusconi e persino protagonisti insospettabili della politica pulita, come Pannella, si riuniscono per dire bene di quella colonna spezzata a cui viene attribuito ancora e ancora il nome di Marco Biagi, come se non fossero esistiti da un lato Milton Friedman, che ha aperto la strada al regime del lavoro selvaggio (basta verificare le condizioni, le garanzie, i sostegni del lavoro retribuito in America, ormai stabilmente privo di pensioni e assicurazioni mediche) e dall’altro Joseph Stiglitz, Amartya Sen, Paul Krugman, grandi dell’economia che si contrappongono a Friedman per descrivere il danno che il capitalismo fa a se stesso quando svilisce o sottomette il lavoro. L’idea di fondo è di intimidire ciò che resta del centro-sinistra, minacciando di accostare alle brigate rosse chi difende il lavoro. O di farlo apparire, nel più mite dei casi, un ottuso conservatore, nemico della libertà. Che è, guarda caso, libertà di licenziare.

Tanta vitalità berlusconiana, e tanta e precisa coincidenza con i ruoli auspicati dallo stratega di Forza Italia (che altrimenti porterebbe a casa ben poco, con la Brambilla) dà una scossa alla impaziente flottiglia ancorata sulla destra del porto del centrosinistra (bombardato da Grillo, da Cremaschi, eletto a rappresentante esclusivo della Casta, mentre i cassieri della Casa delle Libertà si divertono a gridare Casta allo schieramento di Prodi quando non stanno insultando i senatori a vita). E ormai non puoi dire quale bandiera isseranno, e quando, i nuovi corsari del gruppo Dini. O dove imprimeranno il loro segno i due Zorro Mansione e Bordon, e a quali vedove e orfani e contadini oppressi stanno per portare soccorso.

A quanto pare l’importante è disarcionare al più presto l’unico vero male d’Italia, il Don Chisciotte Prodi e il suo Sancho Panza Padoa Schioppa.

Dopo essere scampato alla “demonizzazione”, che in tanti ci hanno così vivamente sconsigliato, come se fosse non solo impolitico ma anche immorale dire tutto il conflitto di interessi di Berlusconi e la vera natura dei suoi interessi e legami e alleati ora Berlusconi evita anche l’altro pericolo di cui ci hanno parlato tanto: il berlusconismo senza Berlusconi. Niente paura, Berlusconi è vivo e lotta insieme a molti, un po’ di qua e un po’ di là. Non è un lieto fine. Ma è tutto vero oppure ho fatto un brutto sogno?

colombo_f@posta.senato.it






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politica interna
21 ottobre 2007
Dopo la manifestazione

 Senza censura  
Rubrica del Circolo di SD Roma XVI
IERI ERO FELICE - LETTERA APERTA
Di Manuel Monti 

Ieri è stato bellissimo, dopo tanto tempo mi ha fatto piacere vivere in Italia..
ieri eravamo tantissimi (in proporzione,considerando chi aveva deciso di appoggiare la manifestazione, ossia due partiti che insieme fanno 8% molti di piu' delle primarie) ieri abbiamo preso a calci nel sedere chi ci voleva prendere per i fondelli sostenendo che l 80% dei precari avevano votato si al referendum truffa della scorsa settimana..
ieri c'erano tante bandiere della Cgil, perchè dovevano essere li e non da altre parti.. ieri ero orgoglioso di stare li, sembrava di stare in Francia..ieri c'erano i figli di nessuno.
Quelli che non vanno in tivù, non riescono a parlare con i politici, non hanno audience e nessuno li ascolta. Quelli che sanno come vanno le cose in questo paese perchè le vivono sulla loro pelle ma non trovano mai il
microfono per raccontarle.
Quelli come i precari, i disoccupati, gli studenti, gli immigrati che nella società della comunicazione veloce e
istantanea non trovano mai un microfono..ed invece erano li ed hanno
parlato ed hanno raccontato le loro storie..e poi c'era anche chi non doveva esserci, c'erano gli elettori dei Verdi, di Sinistra democratica, c'erano tanti iscritti alla CGIL e chissà cosa pensavano i loro " vertici" davanti alla TV a vedere questa enorme festa..cosa pensavano
nel vedere che ancora una volta il popolo era piu' avanti di loro..che ancora una volta i vertici non hanno capito le veri esigenze delle persone, i veri bisogni, la necessità di poter avere il pane fresco
anche a fine mese, di poter pagare un mutuo per acquistare una casa (ah scusate a noi bambacioni ci pensa il caro ministro Padoa Schioppa, che dio lo abbia in gloria) ieri durante la manifestazione ero tanto
felice..

Poi pero' mentre tornavo a casa ho pensato a De magistris all'inchiesta tolta ( ma cosa sarebbe successo se una cosa del genere la faceva Castelli e Berlusconi) ho pensato alla TURCO che vuole mandarci allo sbaraglio ( sto in reparto ed ho appena fatto trasferire un paziente in Rianimazione..speriamo si salvi) e vuole mandare allo sbaraglio i poveri malati solo per risparmiare.. ho pensato a Mastella..
ho pensato a rete4 ho pensato alla legge sul conflitto d'interesse ho pensato a Gentiloni ed alla legge sui blog. (per conoscenza il mio blog già è trasferito anche su un sito svizzero, sono stato per una volta
preveggente..) e mi sono sentito come gli alberi dell ONU piantati a montecucco da Veltroni..a luglio..tutti secchi dopo poco tempo....




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politica interna
19 ottobre 2007
La manifestazione alle porte

 Oggi dalla stampa 
Gli articoli più interessanti della stampa quotidiana
20 OTTOBRE: "NON CONTRO IL GOVERNO"
da l'Unità

Rifondazione comunista e Pdci scaldano i muscoli, puntano a portare in piazza centinaia di migliaia di persone per poi aprire la battaglia parlamentare sul welfare. La sinistra radicale applaude le parole di Benedetto XVI contro il precariato e prova a rassicurare Romano Prodi, ripetendo che il corteo non sarà contro il governo. I rapporti con sindacati ed esecutivo non sono però idilliaci: con la Cgil c'è tensione e il presidente della Camera Fausto Bertinotti, a chi gli fa notare che il premier sarebbe preoccupato per la piazza di sabato, risponde distaccato: «Le preoccupazioni le lascio a lui».

In una intervista all'Espresso Prodi si mostra ottimista e osserva che, dopo il referendum sul welfare e le primarie del Pd, sabato a San Giovanni si chiuderà un ciclo tutto a favore del governo.

Il segretario del Prc Franco Giordano lo rassicura, parlando di un appuntamento che «non può essere una minaccia» per Palazzo Chigi, ma il leader del Pdci Oliviero Diliberto fa ben capire quali obiettivi vuole raggiungere la piazza: «La manifestazione servirà a ristabilire i rapporti di forza dentro la coalizione». Insomma, un successo il 20 ottobre consentirà alla sinistra radicale di avere più forza per provare a modificare alla Camera (dove comincerà l'iter parlamentare) il disegno di legge varato dal Consiglio dei ministri. La Cosa rossa sabato è divisa a metà, visto che Verdi e Sinistra democratica (con l'eccezione di quattro parlamentari) non andranno in piazza, ma si prepara da lunedì a studiare emendamenti comuni.

L'ala radicale dell'Unione chiede allora ai moderati e ai riformisti della coalizione di ascoltare Papa Ratzinger, che definisce la precarietà del lavoro «una emergenza etica e sociale». Gli alleati, però, non hanno alcuna intenzione di abbassare la guardia. Radicali e socialisti sono pronti a dare battaglia, Lamberto Dini minaccia di non votare il disegno di legge se le modifiche apportate porteranno ad aumenti di spesa. E l'Italia dei Valori insiste: la sinistra è irresponsabile e, se in Parlamento ci sarà l'assalto, allora il governo potrebbe mettere la fiducia e blindare il testo. Un'ipotesi circolata negli ultimi giorni anche in ambienti governativi.

Mentre il sindaco di Bologna Sergio Cofferati definisce «autolesionistico» il corteo di sabato, sembra piuttosto arrabbiato anche il segretario dello Sdi Enrico Boselli: «Non lasceremo l'iniziativa a Prc e Pdci ed è incredibile che vogliano sfilare sotto le bandiere del sindacato, quando questa iniziativa mira a contestare il referendum tra i lavoratori».

Continua dunque la polemica dopo che una circolare della Cgil ha vietato l'uso in piazza (sabato ci saranno molti esponenti della Fiom) delle bandiere di Corso d'Italia.

Una vicenda, quella delle bandiere, che descrive molto bene lo stato dei rapporti tra sinistra radicale e il sindacato di Guglielmo Epifani. Basti pensare che Diliberto bolla la decisione della Cgil come «bizzarra» e che Bertinotti commenta con ironia velenosa: «Mi viene da sorridere. Non ho mai visto una manifestazione senza bandiere. Scommetto che ci saranno». 




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13 ottobre 2007
S'ode a destra
 Oggi dalla stampa 
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I FASCISTI NON CABIANO MAI: STORACE INSULTA NAPOLTANO
da l'Unità

Dopo le offese a Rita Levi Montalcini e ai senatori a vita, il "duro" della destra Francesco Storace se la prende con Giorgio Napolitano. «Non so se devo temere l`arrivo dei corazzieri a difesa di Villa Arzilla, ma una cosa è certa: Giorgio Napolitano non ha alcun titolo per distribuire patenti etiche. Per disdicevole storia personale, per palese e nepotistica condizione familiare, per evidente faziosità istituzionale», è la sconcertante frase di Storace.

Neanche il detererrente di compiere il reato di vilipendio al capo del capo dello Stato (art. 278 codice penale), punibile con la reclusione da uno a cinque anni, lo fa desistere da questo attacco senza precedenti. Anzi, il leader de "La Destra" va oltre.

Per Storace sono due le ragioni per le quali le affermazioni di Napolitano sono gravi. «La prima - ha spiegato - per le ragioni che riguardano la storia personale del Presidente che ancora deve farsi perdonare; la seconda per quelle che riguardano l'atteggiamento nepotistico delle istituzioni e per l'evidente faziosità istituzionale. Napolitano - ha affermato Storace - difende chi lo vota contro chi non lo ha votato».

«Credo che sia Napolitano, viste le posizioni che ha assunto, a meritarsi la patente di indegnità. Anche perché si muove a sostegno di una senatrice importante, per la quale il governo nella finanziaria ha stanziato tre milioni di euro ad personam. Nobel o non nobel - ha detto - i ricatti sono ricatti. Se dovessi scherzare - ha concluso Storace - dovrei considerare improbabile che il Capo della "casta" mandi i corazzieri a sedare i tumulti a Villa Arzilla», conclude Storace, forse dimenticando che anche lui fa parte della "casta".

L'antipolitica è il suo cavallo rampante. Ma nella giornata della "festa di popolo" di An, con la Brambilla e la figliol prodigo Alessandra Mussolini, ciò che fa più impressione è il rumoroso silenzio della Cdl a reprimere le sue parole. Solo un Gianni Alemanno gli ricorda che «non si critica il Quirinale anche quando dice cose che non convincono». Una reprimenda molto all'acqua di rose perché per l'ex ministro per Agricoltura «il problema dei senatori a vita c'è tutto. È una questione che resta, ma non c'è bisogno di
arrivare agli insulti». Insomma Storace ha ragione ma poteva evitare di voler mandare le stampelle a Rita Levi Montalcini.

Per le maggior cariche istituzionali - dai presidenti della Camera e del Senato al premier e vicepremier Rutelli e D'Alema - è invece gravissimo l'attacco al Quirinale.

Per il presidente del Consiglio Romano Prodi. «Le parole irrispettose e irresponsabili pronunciate oggi da Francesco Storace nei confronti del Capo dello Stato impongono una decisa presa di distanza da parte di tutte le forze politiche. Mi auguro di sentire presto anche da parte del centrodestra una ferma condanna ad un attacco sconsiderato e ingiusto rivolto alla massima autorità dello Stato garante delle nostre istituzioni democratiche».

Ancora più duro il presidente della Camera Fausto Bertinotti per il quale «Storace è estraneo allo spirito della Repubblica». «La dichiarazione del senatore Storace - scrive in una nota il presidente della Camera - è incompatibile con la civiltà politica. La questione che si pone - aggiunge Bertinotti - non è di buona educazione, essa investe i fondamenti della convivenza civile della Repubblica. La Costituzione Repubblicana - dice ancora - non a caso nata dalla lotta di liberazione contro il fascismo, attribuisce al Capo dello Stato il ruolo di garante e rappresentante della Repubblica».

Ma dalla Cdl arrivano anche solidarietà a Storace: dal Teodoro Buontempo "er Pecora", dalla "Destra" di cui Storace è il leader, ma anche dai giovani di An. Solo l'Udc si smarca, sia nelle parole del segretario Lorenzo cesa sia in quelle del vice presidente del Senato Mario Baccini.

Indignata invece l'Unione: «parole indegne» per Rosy Bindi, Enrico Letta si dice «sedegnato», per Walter Veltroni «parole gravissime» da cui si capisce come «noi abbiamo un'altra idea della politica e di come una democrazia». 




permalink | inviato da sdroma16 il 13/10/2007 alle 19:54 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
SOCIETA'
7 ottobre 2007
La poco onerevole battuta di Tps
 Senza censura 
BAMBOCCIONI DI TUTTO IL MONDO: FUORI CASA!!!
Da bloggers sdroma16.ilcannocchiale.it

Che ne pensate dell'ultima infelice uscita del ministro Padoa-Schioppa??? («Con la Finanziaria mandiamo i bamboccioni fuori di casa» ipse dixit!)



permalink | inviato da sdroma16 il 7/10/2007 alle 9:19 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
politica interna
5 ottobre 2007
Iniziativa presso il ristorante "La Torre"

 qui Redazione
UNA SINISTRA UNITA PER UNA PIÙ FORTE UNIONE. CENA CON FABIO MUSSI











Il 5 Ottobre dalle ore 20.30 presso il Ristorante "La Torre" (via Padre Lino da Parma 1 - Tiburtina Km 10,200) Sinistra Democratica di Roma e del Lazio organizza ha organizzato una cena a sottoscrizione. Era presente anche il Coordinatore nazionale Fabio Mussi.




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